Sono oltre 300 le firme raccolte da Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza tra le imprese associate per portare all’attenzione del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, la grave difficoltà degli imprenditori associati nell’adeguarsi all’introduzione della rotazione colturale dei seminativi, obbligatoria per ottenere i contributi della nuova Politica agricola comune 2023-2027.

 

Il mancato rispetto della misura BCAA7, comporta infatti la decurtazione dei fondi. L’obbligo di rotazione consiste in un cambio di coltura almeno una volta all’anno, a livello di parcella di terreno (eccetto nel caso di colture pluriennali, come erbe, piante da foraggio e terreni lasciati a riposo).Tale cambio di coltura è inteso come cambio di genere botanico e, pertanto, non ammette la monosuccessione di frumento duro, frumento tenero, triticale, spelta, farro.

 

«Il vincolo di rotazione compromette pesantemente la produzione di mais, coltura fondamentale nella pianura padana per l’allevamento delle vacche da latte e dei suini» - scrive il Presidente di Confagricoltura interprovinciale Francesco Pacchiarini, nella lettera, recante le oltre 300 firme, indirizzata al Ministro Lollobrigida e all’Assessore di Regione Lombardia, Alessandro Beduschi.

 

«La conseguenza di questa imposizione ricade in modo inaccettabile proprio su quelle produzioni DOP del settore lattiero- caseario e della salumeria che sono il fiore all'occhiello del Made in Italy in tutto il mondo», prosegue, sottolineando che il vincolo non ha ragione di essere soprattutto per le aziende suinicole, già particolarmente provate in questi mesi dall’emergenza dovuta alla Peste suina africana, e per tutti gli imprenditori che stanno dando impulso al settore delle energie rinnovabili.
«Chi investe in biogas - spiega Pacchiarini - si trova ora in estrema difficoltà, senza una fonte di approvvigionamento importante come il mais».

 

Sebbene, per rompere la monosuccessione del mais, sia stata prevista la possibilità di inserire colture secondarie, come la soia, l’obbligo di portarne a completamento il ciclo produttivo e quindi di procedere alla raccolta, rende questa pratica antieconomica. «Consentire il sovescio (interramento di apposite colture per aumentare la fertilità del terreno, ndr) sarebbe stato decisamente più opportuno da un punto di vista economico, agronomico ed ambientale», commenta il presidente, che conclude: «Molte imprese agricole stanno addirittura pensando di rinunciare al contributi comunitari per avere libertà di scelta sulle coltivazioni da praticare in azienda, anche in relazione all'aumento dei costi di produzione a cui devono far fronte da tempo. La situazione è paradossale: l'agricoltura italiana è costretta a rinunciare a fonti di sostegno che la politica comunitaria ha previsto per il reddito delle aziende stesse!»

 

In definitiva, gli imprenditori firmatari chiedono al Governo un intervento deciso e risolutorio affinché sia prevista una deroga alla norma o in alternativa la sua celere modifica.